Sacro monte calvario

Il Sul colle di Mattarella, a sud della città, sta il Sacro Monte Calvario (denominazione voluta dal vescovo Odescalchi nel 1658), per il quale la Regione Piemonte nel 1991 ha istituito una riserva naturale speciale, che ha lo scopo di promuovere il restauro e la valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico e ambientale del complesso.
Mattarella, abitato in epoca antichissima, potrebbe derivare il nome da un culto delle 'matrone' e della ‘dea madre’ associato al colle. Che qui la funzione culturale abbia preceduto quella difensiva, è provato dal ritrovamento dei «fondamenti di un'antica chiesa a due navate, orientata come le chiese primitive» (Prada), preesistente alle prime opere di difesa di origine longobarda. Nel medioevo sorse sul colle il castello della Curia di Mattarella, centro dei poteri di signoria, che il vescovo di Novara esercitava nell’Ossola per la sua qualità di conte.
Il fortilizio di Mattarella svolse importanti funzioni militari fino ai primi decenni del XV secolo, quando gli svizzeri lo devastarono; il castellano prese allora dimora presso il castello del borgo.
A metà del Seicento il colle diventa Sacro Monte Calvario con l'inizio della costruzione delle cappelle della Via Crucis. La proposta era partita da due frati cappuccini del convento domese, Gioachino da Cassano e Andrea da Rho; se ne assunse l'impegno la Comunità osso lana tutta. La prima croce in cima al colle si pianta nel 1656 e già nel 1690 viene consacrata la chiesa, costruita dal maestro Tomaso Lazzaro di Val d'Intelvi.
Lavorarono alle cappelle egregi statuari, e tra questi Dionisio Bussola, attivo anche presso il Sacro Monte di Varese, con Giovanni Battista Volpini e, successivamente, Giuseppe Rusnati; per le pitture ricordiamo Carlo Mellerio, Giovanni Sampietro, milanese, e, nella seconda metà del Settecento, il valsesiano Lorenzo Peracino.
La Via Regia Crucis iniziava alla Madonna della Neve, dove nel 1658 era stato eretto un arco trionfale detto ‘di Pilato’, abbattuto per dubbie ragioni estetiche ed urbanistiche nel 1875.
Lungo il percorso si incontrava anche la chiesa dedicata a S.Carlo e a S.Francesco, annessa al convento dei Cappuccini costruito nella seconda metà del Seicento in sostituzione del cenobio della Cappuccina, danneggiato e sempre minacciato dalle buzze del Bogna.
Nel 1810, per la legge napoleonica di soppressione dei conventi, e poi, definitivamente, nel 1866, per l'altra legge di soppressione delle congregazioni religiose, i frati furono costretti a lasciare il convento, che diventò caserma degli alpini (1873), nel nostro secolo denominata caserma Chiossi.
Nel 1828 è salito al Calvario il nobile abate roveretano Antonio Rosmini e vi ha fondato l'istituto della Carità: è l’inizio di una fioritura nuova di opere religiose e civili.
Al Calvario, nella casa madre dei Padri Rosminiani, si conserva una biblioteca ricca di pergamene e manoscritti riguardanti la storia dell’Ossola.

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Edgardo Ferrari, Le guide: Domodossola, Domodossola, Edizioni Grossi, 1998.