Piazza Mercato

La piazza del Mercato, cuore della città, è caratteristica per i suoi portici che san di medioevo e per le case a balconate e loggette. I capitelli delle colonne, che sostengono archi romanici e gotici scompagnati, sono finemente scolpiti e recano nelle testate gli stemmi, in parte scalpellati, delle grandi famiglie ossolane, quelle che formavano le consorterie contrapposte degli ’spelorci’ e dei ‘ferrarii’, sempre in lotta per la preminenza nel borgo.


Insisistevano sulla piazza i palazzi del potere, quello del vescovo-conte sul lato settentrionale, che culminava nella torre di Briona ancora esistente nella via omonima, e, proprio di fronte, quello trecentesco della Comunità, abbattuto all’inizio dell’Ottocento «quando si volle a tutti i costi far passare la strada napoleonica del Sempione attraverso il borgo».
All'angolo con la piazza Mellerio, vi è la casa Calpini dall’aereo loggiato (ora chiuso) e dal grazioso balconcino, che fu già abitazione del Pretore e dove è nato (lo ricorda un'epigrafe recente) Giovanni Leoni (1846-1920), il poeta dialettale, che si firmava Torototela e cum l’archett e la zuca armoniosa, in rime fluenti, «illustrò l'Ossola eternando nel tempo uomini e avvenimenti».
Sulla facciata della casa che fu il palazzo De Rodis, famiglia di antica nobiltà antigoriana, altra lapide venne incautamente posta nel 1891 per scomodare Berengario I, il quale con un diploma datato 917 (per errore; in base all’indizione va riportato a due anni dopo) avrebbe concesso al vescovo di Novara, non ancora conte dell'Ossola, il diritto di aprire nel sabato di ogni settimana il mercato nel borgo e di riscuoterne la tassa o teloneo. Ma il diploma originale è stato alterato da mano del secolo XI e XII e la concessione di oxila (Domodossola) è scritta su «viéibilissima rasura».
Tuttavia, il mercato di Domo è certamente assai antico; esiste da sempre, si può dire: «fu quella del mercato una infrastruttura connaturata con la nascita stessa del centro abitato» (Bertamini), già ai tempi dei Leponzi quindi, anteriormente all'occupazione romana.
Ai nostri giorni la piazza è il luogo naturale per le grandi manifestazioni civili o folkloristiche. A carnevale vi si festeggia con polenta esciriui (salamini) il matrimonio della Cia di Briona con il Togn della Motta, la più casta forosella e il più bel dei montanar, seguendo il cerimoniale preciso di una tradizione antica.

 

Edgardo Ferrari, Le guide: Domodossola, Domodossola, Edizioni Grossi, 1998.