la motta

La Motta si presenta in via Carina con le belle balconate di larice annerite dal tempo, che testimoniano contatti con aree di cultura walser e bene esprimono il carattere antico del quartiere.
Motta è toponimo che compare nei documenti alla metà circa del XVI secolo e potrebbe ricordare l'accumulo di ghiaie e sassi riversato dal Bogna in occasione delle devastanti piene cinquecentesche, quando nel borgo si dovette murare la porta di S. Agata per il pericolo del fiume sempre incombente. Le case più antiche del quartiere risultano ancor oggi in parte sotterrate, segno non equivoco di un rialzamento del terreno per l’apporto di copioso materiale estraneo, che non si potè evacuare.
Centro del quartiere è piazza Fontana, recentemente restaurata con la pavimentazione in sassi: in mezzo, la fontana ottagonale con il piccolo obelisco. Vicino è l’ingresso al vicolo Andromia, dal portale a sesto acuto ed a strisce bianche e scure.
La piazza Chiossi, dirimpetto a palazzo Silva, occupa in parte il brolo, che fu della casa signorile; vi è stato posto in posizione centrale il pilone, che stava nel cimitero dietro alla Madonna della Neve e poi davanti all'ingresso di quello in via Pietrere. Recuperato, nel 1912 era stato collocato nella corte dei marmi del palazzo stesso.
Sulla piazza si affaccia la casa natale di Enrico Bianchetti (1834-1894), storico dell’Ossola inferiore ed archeologo: scavò le necropoli celto-galliche di Ornavasso e ne studiò i reperti. Un poco oltre, sempre in via Paolo Silva e di fronte alla chiesa di San Giuseppe, costruita tra il 1713 e il 1715 dal maestro Tomaso Lazzaro di Val d'Intelvi, è la casa dove è nato un altro illustre Ossolano, il conte Giacomo Mellerio.

 

Edgardo Ferrari, Le guide: Domodossola, Domodossola, Edizioni Grossi, 1998.